una scena di torturaLo sai che potresti essere arrestato, picchiato e ucciso per quello che fai/sei in molte parti del mondo? Amnesty NZ te lo fa scoprire con un gioco, uno strumento potente e troppo sottovalutato.

Secondo una ricerca della Sda Bocconi risulta che solo il 7% delle aziende italiane ritiene giochi e videogiochi uno strumento utile ai propri scopi su internet (il famoso “gaming”). Amnesty International della Nuova Zelanda, invece, è andata controcorrente rispetto alla vulgata italiana, ideandone uno  serissimo e di forte successo.

Si chiama Trial by Timeline e tecnicamente è una app per Facebook. Accedi e comincia il “processo”. La app controlla i tuoi dati, i tuoi interessi, i tuoi gusti sessuali, musicali, cinematografici, se sei attivista per i diritti umani, se sostieni le cause di omosessuali o gruppi politici, insomma tutto.

Poi iniziano gli interrogatori ai tuoi amici. I loro nomi scorrono sullo schermo, si susseguono frenetici, ogni tanto si fermano e le autorità vanno a cercare altre informazioni su di te, poi tornano a fare domande ai tuoi conoscenti. Il tutto dura qualche minuto, ma guardare quelle scritte che si susseguono, crea uno strano senso di angoscia. E stiamo parlando solo di un gioco di pochi minuti, chissà come dev’essere passare mesi in carcere in qualche paese illiberale, aspettando la condanna.

 

Il mio risultato

 

Poi arriva la sentenza: ho avuto rapporti con i media liberi, sostengo associazioni nemiche dello stato (quelle che lottano per i diritti umani) e uso facebook (il che è reato in alcuni paesi). Per queste inezie mi troverei nei casini in 61 paesi, picchiato 102 volte, torturato 73, imprigionato 212, ucciso da estremisti 111 volte, perseguito 187 volte. Wow!

Dal lato tecnico, però, il gioco è interessante e funzionale. Apre gli occhi sul fenomeno che Amnesty vorrebbe denunciare, il problema della mancanza di libertà in giro per il globo. Lo fa mettendoti in pochi secondi dalla parte della vittima, facendoti provare, in piccolo, le stesse sensazioni che si provano a finire in galera per non aver fatto niente di male a nessuno. Insomma, spiega meglio di mille parole la mission di Amnesty, il principale motivo per cui è bene aderire all’associazione: per difendere i diritti degli esseri umani.

A differenza di tanti “giochi” di questo tipo, Amnesty non ti chiede subito di cliccare “mi piace” o diventare volontario. Una sconfitta? La pagina di Amnesty New Zealand è arrivata a 17mila like, 3.500 nuovi mi piace in una settimana, ma soprattutto oltre 3,8 mila persone coinvolte, anche se restano pochi i commenti. Ma il vero risultato sarà l’aumento di iscritti, in un paese considerato tra i più “liberi” nel mondo, secondo la stessa Amnesty.

Ultime informazioni: la campagna è stata ideata da Colenso bbdo


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