Cosa insegna Ice Bucket Challenge a onlus e social media manager

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Ice Bucket Challenge per fundariser e social media managerÈ il fenomeno dell’estate 2014 in tutto il mondo. L’associazione contro la Sla in Usa ha raccolto 41 milioni di dollari in 30 giorni. Senza aver neanche creato la campagna.

 

Che cos’è Ice Bucket Challenge?

Ice Bucket Challenge è una sfida. Una persona accetta di finire sotto una doccia ghiacciata, con cubetti o con acqua freddissima. Una volta bagnata può invitare altre persone a farlo. Se si rifiuta, deve fare una donazione a un’associazione per combattere la Sla. Ma c’è stato un cambiamento, e quasi tutti hanno invitato a donare anche chi accetta la sfida.

Tanti hanno detto di averlo fatto, pochi ne hanno dato una minima prova. Uno di questi è Ronaldo, l’originale. Ma va detto che non c’è niente di peggio di un vip che si vanta di aver dato soldi a una charity, perciò ci fidiamo del buon cuore delle persone.

Ronaldo dona contro la Sla

 

Come è nata Ice Bucket Challenge?

Non è ben chiaro. Secondo molti, negli States il fenomeno della doccia gelata girava da molto tempo, addirittura dall’inverno 2013. Si invitava a fare una donazione contro il cancro, ma ciascuno poteva decidere la malattia.

Un giorno durante il programma Golf Channel Morning, un golfista nomina Chris Kennedy. Kennedy decide di donare contro la Sla, malattia che ha colpito pesante nella sua famiglia. Lo fa usando un hashtag, #StrikeOutALS.

È l’hashtag #StrikeOutALS che cambia tutto e trasforma il gioco in una campagna contro la Sla (Als in inglese). Vari vip iniziano a diffondere il messaggio e la storia diventa virale.

 

Come Als Association ha sfruttato Ice Bucket Challenge.

Dopo due settimane della notorietà, interviene l’americana Als Association, citata da molti, che decide di ideare una pagina web dove convogliare gli interessati. Con una playlist su youtube mostra i vip intenti a bagnarsi, poi mette a disposizioni immagini per le cover di Twitter e di Facebook per pubblicizzare di aver completato la sfida. Materiali utili per rendere virale la campagna.

Da segnalare che la Alsa ha giocato sugli hashtag, mantendendolo #ALSicebucketchallenge. Non si sa chi per primo l’abbia diffuso così, ma in questo modo è stato impossibile riportare la campagna a favore di altre malattie o cause.

I completed the challenge for Alsa

la copertina per Facebook ideata dalla Alsa

 

I rischi di Ice Bucket Challenge?

Secondo il giornalista Micheal Hiltzik, una campagna così virale distrarrebbe i sostenitori da donare per altre cause. A parte il fatto che se una onlus perde un donatore per un motivo così semplice vuol dire che non è affatto un donatore fedele né è stata capace di affiliarlo, si sa che la logica del dono non è a sottrazione, ma a moltiplicazione. Si intende che o uno non è solito donare e dice “vabbè, doniamo, è per una buona causa”, oppure una persona sensibile non toglie a X per dare alla nuova arrivata Y (escluso casi di mala gestione, oppure perché si è affezionata alla nuova realtà) ma dà sia a X che a Y.

La ricerca di Ipr marketing di inizio 2014 dimostra chel’86% è fedele alle proprie non profit, e chi smette di donare lo fa soprattutto (60-70%) per mancanza di soldi. Solo i giovani sono soliti cambiare, ma è normale che si spostino prima di scegliere definitivamente. Inoltre i grandi cambi di donazioni, come ricorda Paolo Ferrara di Terres Des Homme, avvengono per fattori strutturali: la crisi porta a dimenticare i problemi dei paesi stranieri per concentrarsi su quelli italiani.

Non mancano quelli che segnalano l’inutilità dell’iniziativa, per uno per l’altro motivo. Soprattutto dicono che non porta consapevolezza sulla malattia, come segnala Fabio Chiusi su Wired. Chiusi lo fa già nel suo articolo, nelle conclusioni cercherò di spiegare anche il mio punto di vista del perché sbagliano.

C’è poi il caso dell’ufficio legale del governo Usa che ha vietato ai suoi dipendenti, specialmente agli ambasciatori, di partecipare a queste attività, anche se in privato e per una buona causa, perché ne potrebbe risentire l’immagine loro e della nazione.

 

I risultati di Ice Bucket Challenge?

Questa riga sarà aggiornata ciclicamente con i dati che arrivano dagli States e non solo.

Al 21 agosto 2014, l’Alsa ha parlato di 41 milioni di dollari, ma la crescita è esponenziale giorno dopo giorno. Queste donazioni sono arrivate anche da oltre 700mila nuovi donatori, una cifra incredibile! Pensare che l’anno scorso tra fine luglio e fine agosto erano stati raccolti 2,1 milioni di dollari.

Secondo Facebook sono stati condivisi 2,4 milioni di video, che hanno coinvolto 28 milioni di persone. Partiti da Boston, sono arrivati in tutto il mondo.

Difficile dare un numero su twitter (che comunque non è il social migliore per i video). Secondo Kred, l’hashtag è stato usato oltre 650mila volte.

 

Come sta andando Ice Bucket Challenge in Italia?

Arrivata in ritardo (difficile dire chi abbia iniziato, io ho visto iniziare molte persone con amici stranieri, tra i vip Giuseppe Rossi della Fiorentina), poi ha preso una china abbastanza curiosa, buttandosi subito verso la politica, come si tende a fare in Italia. Il che ha portato il giornalista e amico dell’Espresso, Mauro Munafò, a questa sintesi.

Ice Bucket Challenge secondo Mauro Munafò

 

Da segnalare l’ironia molto coatta di Materazzi, che ovviamente ho apprezzato.

Un po’ più in ritardo, invece, si sono dimostrate le associazioni. L’Aisla era chiusa per ferie, come segnalato sul proprio sito. Ha quindi riproposto il video di Cesare Cremonini che la citava il 6 agosto e poi il video del presidente Massimo Mauro il 21 agosto.

Il ritardo si paga, visto che c’è già chi ha deciso di donare a un’altra non profit, come hanno fatto gli organizzatori della Inferno Run con la Fondazione Stefano Borgonovo, il calciatore morto di sla.

donazione di Inferno Run alla Fondazione Borgonovo

Vedremo come gestirà questi giorni l’Aisla, ma a mio avviso ha recuperato bene il tempo perduto. Il video di Mauro finisce con l’invito a personaggi dell’associazione e vip che la sostengono. Quindi gente comune e famosa, la strada giusta.

 

Cosa insegna ai fundraiser e ai social media manager Ice Bucket Challenge?

  1. La Alsa non ha inventato niente, ma ha saputo sfruttare molto bene il momento. La stessa cosa non si può dire per altre realtà. Quando il fenomeno diventava virale contro il cancro, nessuno l’ha fatto suo. Questo dimostra l’importanza di presidiare o almeno vivere non solo la rete, ma tutti i media. D’altronde è stato un programma tv a lanciare la sfida a Chris Kennedy.
  2. I vip sono importanti per far girare una campagna. Danno l’esempio. Una volta nota la campagna, la gente normale partecipa con più gusto, per spirito di emulazione, per moda, per divertimento o perché crede nella causa.
  3. Nonostante i vip, le donazioni aumentano se a spingere i potenziali donatori è una persona vicina. E qui scatta la potenza del web, che può portare ad allargare le reti grazie al passaparola, ma non in maniera centralistica (ente parla a pubblico) bensì con collegamenti e nodi che nessuno può controllare (secondo le teorie delle reti si creano tanti hub, in questi casi mini hub).
  4. I video sono indispensabili. Brevi e divertenti parlano più di mille parole, come ricorda Norman Reiss.
  5. L’ente non è al centro dell’attenzione e, ammettiamolo, neanche la malattia. Accettiamolo. Al centro di tutto c’è la scena, l’espressione di chi viene bagnato ecc.ecc. È uno spettacolo. Ma vista la potenza della raccolta fondi negli spettacoli (un invito a donare durante un programma tv ottiene molto più di qualsiasi invito a donare di una pagina facebook, lo sanno tutti quelli che lavorano nel marketing) va bene così e Alsa è stata brava a evitare il protagonismo: avrebbe fermato la viralità del fenomeno.
  6. Le passioni vincono sul web, soprattutto quelle positive, anche per cause tristi. La Sla è una delle malattie più pesanti per l’organismo e una di quelle che più spaventano. Eppure con questo “gioco” si diffonde il divertimento e i donatori sono arrivati lo stesso. Continuare a puntare sui sentimenti tristi (bambino che soffre, bambino che piange, malato fermo a letto) funziona su vari mezzi, soprattutto il mailing cartaceo, ma non sulla rete. Come dice John Haydon “Il tuo lavoro è facilitare quella passione ogni volta che puoi. Sii una cheerleader”.
  7. Cavalca l’onda con altre iniziative, per trattenere il donatore. l’Alsa sta spingendo i suoi sostenitori a organizzare cene ed eventi di raccolta fondi. È il suo momento. Il fenomeno esploso sul web, può avere mille ramificazioni offline. Inoltre mobilitando al massimo le sezioni si solidifica il rapporto con i nuovi donatori e si prova a mantenerli.
  8. Le campagne si diffondono, non si copiano. Ormai l’ice bucket challenge riguarda la Sla. Copiarla per altre cause avrebbe un minimo effetto tra i propri donatori, ma potrebbe creare un ritorno negativo ben più diffuso. Solo le associazioni contro la Sla possono farla propria.

Non resta che vedere come Aisla gestirà la notorietà in Italia. Sicuramente non arriveranno cifre confrontabili con le americane, sia perché non c’è la cultura della donazione americana, sia perché nel nostro paese non è diffusa la donazione online come in America. Ma sarà interessante notare le differenze quando il fenomeno si fermerà.

 

e chiudiamo con una risata, con i fail che non possono mai mancarei migliori fail

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