immigrato col cellulare

Sul web ci sono vere e proprie “star” politiche che parlano al mondo dei migranti. Sono persone che hanno più seguito di gran parte dei parlamentari italiani e che influenzano l’informazione. Sono politici, i Grillo o i Salvini degli africani in Italia, ma anche i sostituti dei Caf o degli avvocati per molti immigrati.

Ho avuto la fortuna di conoscere una di queste persone quando si è iscritta a corso di formazione che tenevo sul social media marketing. Si chiama Baye Diouf, viene dal Senegal e vive ormai da tanto tempo in Lombardia. Definirlo influencer è riduttivo. Ha istituito un sindacato che garantisce servizi ai migranti africani. Ha una capacità oratoria e di pubbliche relazioni notevole ed ha soprattutto capito in anticipo l’importanza di usare i social per comunicare con i suoi potenziali “clienti”.

Diouf ha creato intorno a sé un vero movimento di persone che gli chiedono i consigli e leggono i suoi post, tutti molto pratici. Ha creato quasi una realtà politica. Le sue dirette facebook oggi raggiungono 10mila persone, con centinaia di mi piace ma soprattutto centinaia di commenti di persone che chiedono consigli

Faccio notare che la qualità dei video di Diouf non è buona, le sue foto neppure. Lui lo sa, e sa anche che è proprio questa semplicità che gli garantisce l’affetto e la stima dei suoi compaesani. Dare più attenzione ai contenuti che alla forma dà l’idea di una figura che non voglia fregare, ma raccontare. D’altronde la qualità estetica sui social spesso non paga.

I migranti si affidano molto a queste realtà, con tutte le conseguenze che ciò può avere se le persone non sono serie. Allo stesso tempo si crea una comunità parallela anche a quella offline (ristretta spesso alla sola città di appartenenza) che si conosce e queste figure diventano veri influencer. Per feste e prodotti riservati alla comunità, sono infatti molto ricercati.

Ogni nazionalità ha i suoi punti di riferimento. Ma chi conosce l’immigrazione, sa che il cellulare è usato tantissimo per rimanere in contatto con le persone nella terra di origine. Ed è proprio tra gli immigrati che ha trovato sponda il messaggio populista panafricano di Kemi Seba, che semplificando esageratamente si può definire l’Alessandro di Battista dell’Africa.

Argomenti molto semplici, richiamo all’indipendenza economica e politica dell’Africa, richiamo ai fratelli migranti con la speranza che possano tornare a casa. Una fisicità che si fa notare, una forte attenzione alla gestualità, un ciondolo con l’Africa che è diventato il suo brand.

Kemi Seba
Kemi Seba

Seba ha i like che si sognano molti dei nostri politici, un seguito eccezionale e anche lui non dà molta attenzione all’estetica dei suoi social. Denuncia le multinazionali e i governi occidentali, lancia un messaggio che tanti ascoltano. Viaggia per l’Europa e il mondo africano, i suoi incontri sono strapieni di giovani, gli stessi che lo seguono su Facebook.

A proposito di social, l’unico vero social di riferimento è Facebook, che in Africa la fa da padrona su tutto il resto, senza concorrenti all’orizzonte se non quelli di messaging come Whatsapp. Ma l’utilizzo di Fb in molti paesi è ormai dilagante.

Mi piace poi citare un altro influencer in crescita, per il curioso posizionamento politico. Mohamed Konare si propone come leader di un nuovo movimento panafricano, in generale è entrato di diritto nel giro del complottismo italiano dopo l’intervista con Byoblu Messora (blogger, ex comunicazione di 5 stelle, bloccato da Google nel sistema AdSense durante una “ripulitura” contro le fake news) e per il suo modo di scrivere. Per esempio ha denunciato utenti che vorrebbero fermarlo denunciando a Facebook che due suoi profili sono la stessa persona, mentre è risaputo che Facebook chieda di continuo a molti utenti di confermare informazioni o dati delle pagine e delle persone che seguono. Ma il tono da vittima è in linea con quello di molti politici nostrani.

Come si vede, il mondo dei migranti è pieno di figure influenti online al pari di ogni altra comunità. Tutto ciò nel bene e nel male, perché molto spesso ci sono personaggi con pochi seguaci ma molto affezionati, però danno suggerimenti non proprio corretti; anzi, spesso sono proprio frutto di semplice sentito dire.

P.S. Se volete sapere cosa altro fanno con il cellulare i migranti, potete trovare qui qualche risposta.


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