Active Users by Social Platform

Paese che vai, usanze (digitali) che trovi. In Russia, negli Emirati, in Cina o in Brasile cambia anche internet e bisogna conoscerlo.

Capita di continuo a chi lavora con internet che clienti molto interessati a investire sul web portino piani per “andare all’estero” già pronti e redatti, che però non prendono in considerazione il mercato di riferimento.

Strano, perché di solito è la prima cosa che si fa nel marketing tradizionale. Invece si pensa che lo sviluppo digitale in Italia sia identico a quello di altri paesi. Grosso errore!

La grande ricerca di We Are Social Singapore confronta numerosi paesi e regioni alla fine del 2013, e basta la slide in apertura di questo articolo per notare le discrepanze. Cos’è QQ? E QZone? E Tumblr è così diffuso?

Anche le abitudini sono diverse. Leggendo sotto, si vede che in India solo il 12% degli utenti internet (nemmeno dei cittadini, solo degli utenti) è iscritta a un social network, in Canada è l’82%. Se si parla di investimenti, certi numeri hanno un peso.

Social Penetration by Country

I dati dell’Italia

  1. Il presente sono i cellulari, e sempre più persone usano soprattutto lo smartphone per navigare. E mi sento di supporre che in tanti usino solo il cellulare per andare sui social, specie perché lo fanno mentre sono al lavoro, per non essere beccati.
  2. Si diffondono gli acquisti via mobile. Quindi conviene continuare a fare siti non responsive, che non si adattano ai cellulari?
  3. Più di un italiano su due usa un social network. Quasi tutti gli utenti di internet hanno un account.
  4. A parte Facebook, tutti gli altri social contano relativamente, e anche Instagram qui non ha ancora attecchito come negli States (attaccherà o rimarrà un prodotto di nicchia? Io sono convinto che salirà).

Digital Trends Italy

infografica raccolta da Danilo Pontone

 

A livello mondiale

  1. Crescono i social non “occidentali”: Qzone e Weibo su tutti
  2. I cellulari sono diffusi ormai ovunque, non gli smartphone
  3. Volano gli instant messenger: Qq, Whatsapp, Wechat, e si può scommettere che Snapchat entrerà nei prossimi anni nella classifica
  4. Con la crescita degli instant messenger, gran parte delle discussioni torneranno a essere private e non più controllabili dalle aziende. Perciò dovranno essere le aziende ad andare a cercare queste discussioni
  5. La crescita degli instant messenger, però, potrebbe anche favorire un miglioramento del rapporto diretto tra cliente e azienda e quindi rendere necessario un “aggiornamento” della gestione dei clienti, per esempio installando un numero per ricevere messaggi via Whatsapp o Wechat. Niente di diverso dalla “chat con l’operatore”, ma sarebbe ancora più immediata perché il cliente decide dove e quando iniziare la discussione, senza doversi loggare, aprire le schermate, ecc.
  6. In alcune zone (Africa, centro e sud Asia, centro America) internet è ancora poco diffuso e i social ancora meno. Bisogna capire se vale la pena investirvi, se il cliente target è quello che usa o non usa questi strumenti.

Internet Penetration by Region

Social Media Penetration by Region

Mobile Penetration by Region

Qui di seguito l’intera ricerca di We Are Social Singapore

 

Etnoblog, focus group e analisti locali

Connexia, grande azienda italiana di comunicazione multicanale, ha tenuto durante la Social Media Week un seminario dal titolo “Digital e mercati esteri, un’opportunità per le aziende italiane”.

Per aiutare le società a investire sul web in un paese straniero, Connexia si associa a realtà locali, capaci di conoscere e interpretare il lato “socio-culturale” delle risposte. Inoltre adegua tutti i partner o i ricercatori locali a un unico standard, così da dare al cliente una visione d’insieme chiara.

Ma la parte più interessante si trova nelle ultime slide: Connexia organizza degli etnoblog. I comuni “focus group” – gruppi di persone di un determinato target – non si ritrovano in una stanza per analizzare un prodotto o rispondere a domande degli analisti, lo fanno da casa. Attraverso il web, così, raccontano la loro giornata senza mediazioni, con foto e audio (non solo parole), in varie ore del giorno, ecc. In questo modo l’analisi sarà molto più completa e realistica.

C’è da dire che alcune slide erano copiate da quelle di We are Social che vedete qui sopra (senza neppure la citazione della fonte dei dati né della grafica), ma loro si sono difesi così.

 

Google? Non è solo

Fare Seo è importante, piazzarsi nelle prime posizioni dei motori di ricerca è sempre un’ottima strategia per attirare l’attenzione dei potenziali clienti.

Ma Google non è l’unico motore di ricerca al mondo, e in molti paesi non è il più importante. In Russia è Yandex a farla da padrona, un motore locale. In Cina c’è Baidu. E così via in giro per il mondo.

Su Yandex, ad esempio, i siti con dominio .ru superano quasi per diritto tutti gli altri. Vuoi farti la pagina in russo nel dominio azienda.it? Libero di farlo, ma Yandex non lo apprezzerà.

Per evitare errori clamorosi, affidatevi a persone che se ne intendono e che parlano la lingua locale.

Per esperienza personale, per la Russia consiglio il lavoro di Markiyan Yurynets. Insieme a Benedetto Motisi, altro amico ed espero di Seo, hanno anche organizzato corsi di posizionamento sui motori russi. Trovate molte più informazioni sul loro blog del Ru.Day. Basta leggere i post sulle leggi per i pagamenti online (max 300 euro), i tool per ottimizzare e controllare i siti o guardarsi il webinar gratuito per capire che le differenze con l’Italia sono tante.

Le regole per la Cina sono ancora più stringenti, tra la censura, la richiesta di un indirizzo fisico in Cina, un hosting cinese, addirittura l’odio per il file robots.txt, che invece è la base per Google.

Chi se ne intende, dice di dare sempre un’occhiata al blog di Andrea Vit, che con questo pezzo dà anche un po’ di consigli sul Seo in Cina. In questo caso, però, metto le mani avanti e preciso che non si tratta di una mia esperienza personale.

 

La torre di babele dei social

Per chiudere, vi riporto questa bella immagine sulla diffusione dei social nei vari paesi. Si vede chiaramente il successo di Qzone e Weibo in Cina, di VKontakte in Russia, di Mixi in Giappone e di Orkut in Brasile. I paesi del Bric si differenziano parecchio dall’occidente.

Le aziende devono stare attente a non apparire come un turista che arriva e chiede informazioni in lingua straniera. Una pagina Facebook, anche se in inglese, non basta. Perché i social hanno la caratteristica di avvicinare le persone. E se le persone vogliono parlare tra loro in cinese o in russo, non ascolteranno un’azienda che parla in un’altra lingua.

La diffusione dei social nel mondo
La diffusione dei social nel mondo

2 thoughts on “Numeri e tecniche per vendere on line all’estero

  • Benedetto Motisi

    Grazie mille per la citazione nel maxi-articolone, Riccardo!

    Interessanterrimo :))

    Rispondi
  • Dreama

    Marie, du skulle frÃ¥gat varför dom tog time direkt efter mÃ¥let med 7 sekunder kvar.Om det bara var för att pissa pÃ¥ SSK eller om dom hade nÃ¥gon bo¶aÃfrrkltring…

    Rispondi

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