Mappa gradimento social elezioni usa 2016 TimIl gradimento di Trump sui social era oltre il 69%, ha detto il responsabile della Tim Data Room a Matrix (canale 5), anticipando i risultati del voto. Peccato che poi abbia ottenuto 500.000 voti in meno della Clinton. A chi vi dice che per avere i risultati in anticipo di un voto bisogna guardare sui social, portate questo esempio per smentirli subito.

Voti generali Usa 2016
Secondo i risultati, Clinton ha ottenuto più voti di Trump

Dopo le elezioni 2016 si sono succeduti articoli (a dire il vero soprattutto in Italia) sul fatto che i social avevano già chiarito il successo del magnate. Biagio Simonetta su IlSole24ore riporta due ricerche che dicono che i tweet per Trump sono stati il doppio di quelli della Clinton e che i post di Facebook avevano maggiore successo, soprattutto le dirette Facebook – che effettivamente hanno sbancato. Poi però tira le conclusioni che i social hanno anticipato il voto (su che basi statistiche?)

Risultati finali elezioni 2016 Usa
I risultati finali delle elezioni Usa 2016, ben diversi dalle analisi social della Tim Data Room

Durante la puntata di Matrix, l’inviato ha detto con molta tranquillità che le analisi avevano sbagliato “solo” nel decretare la vittoria in altri 7 stati dove Trump non ha vinto, senza far notare che hanno dato alla Clinton solo 1 stato (il Vermont di Bernie Sanders), non riuscendo a riconoscerne almeno altri 10 dove la vittoria è stata schiacciante e sicura anche per i sondaggi. Praticamente hanno sbagliato in almeno 17 stati su 50, 1 su 3. Sappiamo bene che la Tim Data Room non intendeva dare risultati definitivi. Ma così li ha definiti il responsabile.

Il problema è che se i sondaggi sono stati accusati di aver sbagliato una decina di stati, non possiamo accettare che a sostituirli sia un sistema che sbaglia anche di più.

 

Sui social si discute tra pochi

Detto questo, i social restano un valido strumento per valutare le parole chiave, le tematiche di interesse, i problemi più sentiti dalle persone. Ma non ce la faranno a dirci con precisione lo spostamento della popolazione, anche perché non tutta la popolazione è sui social completamente aperti (su Facebook le bacheche possono essere oscurate).

Non è molto differente dall’errore del Literary Digest nel 1936, quando annunciò la vittoria del repubblicano Landon contro il democratico uscente Roosvelt. Aveva realizzato un sondaggio via posta e telefono ai suoi lettori. Peccato che i più poveri non avevano telefono e non compravano il Literary Digest.

Social Media Users in Usa

In Usa ci sono oltre 320 milioni di persone, ma solo 67 milioni di utenti attivi su Twitter. Togliendoci le aziende, quanti ne restano di cui poter analizzare i tweet? Se su tutti i social Usa ci sono 192 milioni di utenti (sempre aziende comprese) tutti gli altri sono tutti immigrati e minorenni non votanti? E quelli che non commentano su internet, come tante persone che chiunque di noi conosce?

 

I social non sono lo specchio di tutta la società

I sondaggi non sono più validi è perché sono cambiate le modalità con cui le persone si incontrano e formano le idee – non più al bar o al lavoro, ma sui social con gente lontana ma con le stesse passioni – e i sondaggisti non hanno ancora cambiato i loro modelli di analisi della società. E se la gente mente alle domande per mille motivi, non crediamo che sui social tutti si aprano apertamente.

Se in inglese la bacheca di Facebook si chiama Wall (Muro) è perché scriverci è come scrivere su un muro. E chi scrive cose personali su un muro? Uno che è incazzato e uno che è innamorato. Non vuol dire che i social sono usati solo dagli estremisti, ma che quest’ultimi tendono a scrivere di più e a schierarsi di più. Perciò se Trump è un antisistema che raccoglie la rabbia della gente, è più facile che sui social abbia più successo e su di lui si scriva di più.

La storia dell’estremizzazione la conferma anche Alex Pentland nel suo libro “Social Physic”. Dalle sue analisi online e offline, con app installate sugli smartphone che analizzano tutte le attività quotidiane, ha affermato che la gente tende a ritrovarsi con persone che la pensano come loro prima delle elezioni. Perciò anche sui social si tende a fare altrettanto.

 

Gli errori dei social in altre elezioni

Al referendum sulle trivelle del 2016, i social dicevano che il Sì avrebbe vinto su astensione e No di ben 8 volte. L’astensione ha schiacciato il Sì arrivando al 68%.

Alle Elezioni Europee del 2014 i social avevano parlato tantissimo del Movimento 5 Stelle, che aveva raddoppiato i tweet del Partito Democratico. Alla fine il Pd ha preso il 41% e il M5S il 20%. Risultato completamente ribaltato.

 

Il futuro nei veri Big Data

Si parla di Big Data, ma in realtà si tratta al massimo di analisi del Sentiment. Tradotto, è solo analisi dei post sui social. Ma i big data sono più complessi, comprendono tutte le attività della vita, dagli acquisti a ciò che visitiamo su internet, da chi incontriamo a ai nostri interessi. Tutto è un dato, non solo ciò che scriviamo.

Arriverà un giorno in cui gli algoritmi saranno capaci di spiegare il pensiero diffuso della società, forse sapranno meglio di noi cosa ci piace e cosa vogliamo perché analizzeranno i nostri comportamenti. Saranno il nostro nuovo psicologo o lo psicologo della comunità. Ma anche quel giorno, un leader politico capace di convincere un po’ alla volta la gente di avere determinati bisogni, nemici o altro sarà sempre vincente. Le idee e le opinioni si formano nel tempo grazie alle sollecitazioni delle persone che ci circondano e con cui entriamo in contatto. Certo avere social così invadenti permette ai politici di far arrivare i loro messaggi con molta più forza.

 

Cosa ne pensi? Fammi sapere qui o su twitter @ilbianchi le tue critiche, mi aiuteranno a capirne di più

 


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