autogolHanno addirittura creato un gruppo Facebook per raccogliere gli errori delle aziende sui social. Il gruppo è divertente. Ma siamo sicuri che tutto questo “sparlare” non sia controproducente con le aziende?

Capisco che in un settore nuovo come questo studiare gli esempi positivi e negativi sia importantissimo. Però qui si è sviluppata una tale caccia a questi errori che sembra la scena di caccia di Fantozzi. La ricordate? Quella in cui il ragioniere e il collega Filini si ritrovano in mezzo a una battuta, con cacciatori della domenica disposti a tutto pur di portare a casa una preda (anche umana), a sparare all’amico come ad usare cacciabombardieri.

Ecco, come nel “secondo tragico Fantozzi” basta un labbro leporino al perito industriale per diventare una preda ambitissima, adesso un piccolissimo errorino, magari con 10 commenti negativi su 1000, diventa un caso su cui decine di blogger si scatenano scrivendo post lunghi come temi di maturità, ripetuti e ripetitivi, così tanti e con analisi tanto banali quanto contorte, da far invidia agli sceneggiatori di Beautiful.

Questa grande voglia di prede io la capisco: i post che riportano le cavolate hanno decine di ricondivisioni su twitter, centinaia di “mi piace”, quintali di commenti. Sono molto più popolari e apprezzati che un’analisi etnografica sugli artigiani: mentre i primi li capiscono anche i bambini (e soprattutto certi giornalisti, che in questi casi diventano subito esperti di web 2.0, pronti a impartire lezioni anche a Jack Dorsey), la seconda risulta noiosa anche agli addetti già alla parola “etnografica”.

E le conseguenze? Che tutte queste cose le leggono anche i responsabili marketing delle società, che troppo spesso traggono conseguenze sbagliate: “Il rischio di sbagliare è altissimo, le possibilità di guadagno sono basse, chi me lo fa fare di investire nei social media?”. Non lo dico per paura, lo dico perché tante persone che si occupano di marketing tradizionale mi elencano tutte le volte quell’errore o quell’altro errore, e concludono con questa domanda. Conta poco se le gaffe, grandi o piccole, ci sono sempre state e sempre ci saranno. Quando vengono ampliate e raccontate così tanto, è chiaro che cresce anche il timore di sbagliare.

Ma a darmi la nausea è la concorrenza di alcuni “colleghi”, basata solo sul parlar male degli altri sperando (o meglio sognando) di scalzarli dai loro posti. Mettiamoci il cuore in pace, non salterà un creativo o un community manager o un social media manager per una piccola svista. Piuttosto rischia di saltare l’accordo con un nuovo cliente che non ha mai provato un investimento sui social. Siamo tutti Riccardo Ferri, ci facciamo autogol a raffica.


2 thoughts on “Social Media, l’autogoal della caccia al fail

  • Tommaso

    Ottima considerazione. Lo so, commento banale, ma condivido il punto di vista ed è molto più semplice schierarsi dall’altra parte!

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    • admin

      Grazie Tommaso,
      ma credo che siamo in pochi a pensarlo, visto il successo di queste battute di caccia, che continuano ad aumentare!

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