WaterAid

Campagna The Big DigL’obiettivo della campagna Instagram “Big Dig” di WaterAid era di raccogliere 1 milione di sterline per costruire pozzi in Malawi. È andata decisamente meglio. Ne ha raccolte 2,2 milioni, sfruttando le potenzialità del giovane (in Italia) social network, e la capacità che ha di integrarsi con quelli più conosciuti, come Facebook, Twitter e Google+.

Un successo che ha pochi pari nella storia che unisce non-profit on-line e Instagram, anche perché IG non è certo molto usato né conosciuto. Anzi, molte ong neanche ce l’hanno, non saprebbero usarlo. Come insegna l’esperienza, meglio non entrare in un social se non si sa cosa farci, ma studiare il caso WaterAid può dare qualche spunto.

Il blog di Big Dig

Due operatori della ong hanno raccontato giorno dopo giorno, ora dopo ora, il lavoro della squadra sul campo utilizzando soprattutto le foto. Con due smartphone sono riusciti a documentare il tutto senza grandi e costosi strumenti. Uno storytelling di immagini.

Intanto con dei passaggi sulle radio nazionali, ma soprattutto un direct mailing rivolto ai donatori e sostenitori, lo staff di Londra ha fatto girare e conoscere la campagna e il blog che ospitava le foto e i video dei due operatori sul campo.

La campagna è comunque costata intorno alle 300mila sterline, ma ha dato risultati assolutamente inaspettati e le spese sono state ampiamente coperte.

Angharad McKenzie, responsabile dei sostenitori, ha raccontato a Third Sector che “la gente è stata contenta di vedere dove vanno i propri soldi. WaterAid non ha messo neanche i suoi simboli. Era un dialogo diretto tra i donatori e le persone sul campo”.


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